Diritto di famiglia
Separazione e divorzio: tempi, procedure e cosa cambia
Separarsi è una decisione personale; il percorso giuridico, invece, si può pianificare. Ecco le strade possibili e i tempi realistici.
«Quanto tempo ci vorrà?» è quasi sempre la prima domanda. La risposta dipende soprattutto da una cosa: se i coniugi riescono a trovare un accordo.
Separazione consensuale o giudiziale
La separazione consensuale presuppone un accordo su tutte le condizioni: affidamento e collocamento dei figli, mantenimento, assegnazione della casa. Il tribunale verifica che l’accordo tuteli i figli e lo omologa. È la strada più rapida e meno costosa.
La separazione giudiziale si apre quando l’accordo non c’è. Il giudice decide sulle questioni controverse, dopo aver sentito le parti e, se necessario, disposto accertamenti. I tempi sono più lunghi e l’esito meno prevedibile.
Nel corso di un giudizio si può sempre arrivare a un accordo: molte separazioni giudiziali si chiudono così.
Le alternative al tribunale
In alcuni casi è possibile separarsi, e poi divorziare, senza passare dal giudice:
- con la negoziazione assistita dagli avvocati (art. 6 del D.L. 132/2014): ogni coniuge è assistito dal proprio avvocato, l’accordo viene trasmesso al pubblico ministero per il nulla osta o l’autorizzazione e poi all’ufficiale di stato civile;
- con un accordo davanti al sindaco (art. 12 dello stesso decreto), possibile solo in assenza di figli minori, maggiorenni non autosufficienti o disabili, e senza trasferimenti patrimoniali.
Dopo quanto si può divorziare
Il divorzio non è automatico: va chiesto. Dalla legge n. 55 del 2015 (il cosiddetto «divorzio breve») servono:
- sei mesi dalla comparizione davanti al presidente o al giudice, se la separazione è consensuale;
- dodici mesi, se la separazione è giudiziale.
La riforma Cartabia: separazione e divorzio insieme
Dal 2023 la riforma del processo civile (D.Lgs. 149/2022) ha introdotto un rito unico per le cause di famiglia e ha consentito di proporre nello stesso atto la domanda di separazione e quella di divorzio. Il divorzio potrà essere pronunciato solo quando saranno trascorsi i termini di legge, ma si evita di ricominciare da capo con un secondo procedimento.
I figli al centro
Qualunque sia la strada scelta, le decisioni sui figli seguono il loro interesse:
- l’affidamento condiviso è la regola; quello esclusivo è un’eccezione motivata;
- il giudice stabilisce il collocamento e i tempi di permanenza con ciascun genitore;
- il mantenimento tiene conto delle esigenze dei figli, del tenore di vita e delle risorse di entrambi i genitori.
Mantenimento del coniuge e assegno divorzile
Sono due istituti diversi. L’assegno di mantenimento nella separazione tende a riequilibrare le condizioni dei coniugi. L’assegno divorzile, secondo le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 18287/2018), ha una funzione assistenziale ma anche perequativo-compensativa: tiene conto del contributo dato da ciascuno alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.
Quando uno dei coniugi è straniero o vive all’estero
Se la famiglia ha legami con più Paesi, prima di tutto bisogna chiarire quale giudice è competente e quale legge si applica. Nell’Unione europea valgono regole comuni, come il Regolamento (UE) 2019/1111. Una verifica iniziale evita di iniziare il procedimento nel posto sbagliato.
Per approfondire: diritto di famiglia, anche per procedimenti a Pistoia, Prato e Firenze.