Diritto penale

Avviso di garanzia: cosa fare nelle prime 48 ore

Ricevere un avviso di garanzia non significa essere colpevoli. Ma le scelte dei primi giorni possono pesare su tutto il procedimento.

Ada Alia in toga legge un atto in piedi nello studio

Ricevere un avviso di garanzia spaventa. È comprensibile: è il primo documento ufficiale che vi informa che la Procura sta indagando su di voi. Ma non è una condanna, e nemmeno un’accusa formale. È, prima di tutto, uno strumento di tutela: serve a mettervi in condizione di difendervi.

Che cos’è l’informazione di garanzia

Il codice di procedura penale la chiama «informazione di garanzia» (art. 369 c.p.p.). Il pubblico ministero la invia quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere, come un interrogatorio, un’ispezione o una perquisizione.

L’atto indica:

  • le norme di legge che si ritengono violate;
  • la data e il luogo del fatto;
  • l’invito a nominare un difensore di fiducia.

Da questo momento siete formalmente persona sottoposta a indagini. Le indagini possono concludersi con una richiesta di archiviazione oppure proseguire verso il processo.

Le cose da non fare

Nelle prime ore la reazione istintiva è spesso quella sbagliata. In particolare:

  • non contattate la persona che vi ha denunciato né i possibili testimoni, nemmeno per «chiarire»: può essere interpretato come un tentativo di condizionare le indagini;
  • non scrivete nulla sui social e non commentate l’accaduto in chat;
  • non distruggete e non modificate documenti, messaggi o file che riguardano i fatti;
  • non presentatevi da soli in questura o in Procura per «spiegare»: qualsiasi dichiarazione va preparata con il difensore.

I diritti che avete

Chi è indagato ha diritti precisi, che vale la pena conoscere:

  • il diritto a un difensore, di fiducia o, in mancanza, d’ufficio;
  • il diritto di non rispondere: prima dell’interrogatorio l’autorità deve avvertirvi che potete avvalervi della facoltà di non rispondere (art. 64 c.p.p.);
  • il diritto all’interprete e alla traduzione degli atti fondamentali, se non conoscete l’italiano (art. 143 c.p.p.);
  • il diritto di indicare un domicilio per le notifiche, così da ricevere gli atti senza ritardi.

Perché la scelta del difensore conta subito

Molti pensano che l’avvocato serva «quando si arriva in tribunale». Nel penale è vero il contrario: le prime settimane sono spesso decisive.

Un difensore può, fin da subito:

  • leggere gli atti disponibili e ricostruire con voi i fatti;
  • valutare se rendere dichiarazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere;
  • svolgere indagini difensive, raccogliendo documenti e informazioni a vostro favore;
  • presentare memorie al pubblico ministero;
  • valutare, se il procedimento prosegue, riti alternativi che possono ridurre tempi e conseguenze.

E dopo? L’avviso di conclusione delle indagini

Se il pubblico ministero non chiede l’archiviazione, prima di esercitare l’azione penale vi notifica l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415-bis c.p.p.). Da quel momento potete consultare il fascicolo e, entro un termine breve, presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati.

È un passaggio da non sottovalutare: è una delle ultime occasioni per convincere la Procura a non procedere.

In sintesi

  1. Mantenete la calma: l’avviso non è una condanna.
  2. Non parlate dei fatti con nessuno, tranne che con il vostro avvocato.
  3. Conservate ogni documento utile.
  4. Nominate subito un difensore di fiducia.

Se avete ricevuto un avviso di garanzia, potete contattare lo studio per un primo colloquio. Maggiori informazioni sull’attività in diritto penale, anche per procedimenti a Pistoia, Prato e Firenze.

L’avvocato Ada Alia in toga nel suo studio di Pistoia, davanti ai diplomi incorniciati

Avv. Ada Alia

Avvocato del Foro di Pistoia dal 2020, si occupa di diritto penale, famiglia, immigrazione e risarcimento del danno. Riceve in italiano, inglese e albanese.

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